• Meet Me Tonight 2019

    Pilu: “Dal mais tinte naturali e antiossidanti, così riutilizziamo gli scarti”

    Il docente della Statale e il progetto PASTEL per il tessile alla Notte dei Ricercatori

    di redazione open innovation | 13 ago 2019

Professore, lei insegna Genetica Agraria al Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano: su cosa vertono le sue ultime ricerche?

“Le ricerche del mio gruppo sono focalizzate principalmente sullo studio e il miglioramento genetico delle piante di interesse agrario. In generale, studiamo l’agrobiodiversità e la utilizziamo per costituire varietà migliorate anche per progetti di cooperazione internazionale. Lavoriamo anche sulle colture energetiche e la ‘green chemistry’. Tutte queste attività sono condotte in collaborazione con altri gruppi di ricerca essendo per loro natura studi interdisciplinari.

Più nello specifico, da circa un anno e mezzo sono Principal Investigator del progetto PASTEL, finanziato con 500 mila euro da Fondazione Cariplo, per trovare nuovi usi al tutolo di una particolare varietà di mais colorato. Il tutolo di questa varietà, ovvero la parte interna e spugnosa della pannocchia, è infatti ricco di antocianine, molecole nobili presenti anche nei frutti di bosco che danno una colorazione naturale per le tinte rossa, blu, viola, porpora”.

"Il mercato del mais colorato ha un grande potenziale, se si considera che da questa coltivazione possiamo ottenere almeno quattro diversi prodotti, con un utilizzo pressoché totale della materia prima".

Dunque cosa si propone il progetto PASTEL?

“A oggi, in Lombardia, sono state avviate diverse filiere di varietà di mais colorate,  il tutolo rimane però inutilizzato: si tratta di un rifiuto, uno scarto della produzione agricola. Il progetto PASTEL punta a utilizzare il tutolo per la colorazione di fibre naturali di origine proteica, come lana e seta, o di origine cellulosica come il cotone, evitando il ricorso a pigmenti di origine sintetica dal forte impatto ambientale. Senza contare che nella mordenzatura, ovvero nella fase di fissaggio dei colori alle fibre naturali, vengono utilizzati metalli pesanti inquinanti. Con i nostri partner - accanto al nostro Ateneo, capofila, ci sono il consorzio di imprese e università ItalbiotecFlaNat Research attiva in nuovi processi estrattivi da matrici vegetali di scarto e Color System per la produzione di masterbatches - abbiamo chiesto una proroga del progetto fino a dicembre 2020, proprio perché vogliamo arrivare ad avere i primi capi colorati con questo scarto agricolo”.

Cosa potranno imparare i cittadini al vostro stand a Meet Me Tonight?

“Illustreremo la varietà di mais colorato che stiamo utilizzando, proporremo a studenti e pubblico di sperimentare i processi estrattivi delle molecole dal tutolo e, infine, si potrà provare a tingere in diretta piccole pezze di tessuto proprio con le antocianine estratte”.

Quale prevedete possa essere l’impatto del vostro lavoro sull’economia lombarda?

“Potrà esserci in diversi ambiti. Il primo può essere quello del comparto tessile: c’è una domanda crescente di capi naturali realizzati in modo sostenibile, nonostante le tinte naturali come quella che studiamo non possano vantare la stessa resistenza alla luce e al lavaggio rispetto alle colorazioni sintetiche. La varietà di mais su cui lavoriamo avrebbe però anche altri possibili utilizzi, primo fra tutti quello degli alimenti per celiaci. In secondo luogo va detto che se la prima estrazione dal tutolo permette di ottenere molecole da impiegare nelle colorazioni di cui sopra, una seconda estrazione consente di avere molecole ancora più nobili dalle proprietà antiossidanti, da sfruttare nella nutraceutica. Infine, l’ulteriore scarto rimasto può essere impiegato nelle lettiere per animali, dal momento che è altamente igroscopico (assorbe cioè facilmente le molecole d’acqua) ed evita la formazione di cattivi odori.

Certo, la coltivazione di questa particolare varietà di mais è ancora poco diffusa sul nostro territorio, parliamo di poche decine di ettari in Lombardia. C’è però un altro fattore da considerare. Il mercato della granella di mais Nazionale, destinato soprattutto a mangimi zootecnici, è in forte crisi dal momento che costa meno importare la granella da Paesi dove i costi di produzione sono nettamente minori: in pratica, se le coltivazioni costano all’agricoltore dai 1.500 ai 2.000 euro l’ettaro, se il raccolto viene pagato dai 160 ai 180 euro a tonnellata a fronte di una produzione media di 10 tonnellate per ciascun campo i conti sono presto fatti. Ecco perché cresce la ricerca intorno a varietà speciali di mais: il mercato del mais colorato, in particolare, ha anche un grande potenziale, se si considera che da questa coltivazione possiamo ottenere, come spiegavo precedentemente, almeno quattro diversi prodotti con un utilizzo pressoché totale della materia prima. Il progetto PASTEL, insomma, è solo un primo step verso altri impieghi comunque interessanti”.

E per quel che riguarda il miglioramento genetico delle varietà, ci sono altri progetti in corso all’Università degli Studi?

“Stiamo lavorando anche sulla Camelina sativa, ricca di olii polinsaturi, di cui stiamo cercando di migliorare la resa e il contenuto % degli olii. Lavoriamo anche sulla Quinoa e ancora sul mais, per diminuire il contenuto di acido fitico, dal momento che quest’ultimo riduce l’assorbimento del ferro e dello zinco: un problema di malnutrizione ancora molto diffuso nei Paesi più poveri, su cui abbiamo attivato collaborazioni internazionali per testare queste nuove varietà”.

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