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02/08/2022

Dall’Italia i sensori tattili per pelle artificiale su robot collaborativi

Il progetto coordinato dalla Sant’Anna di Pisa: capaci di rilevare l’intensità del contatto

Redazione Open Innovation

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Regione Lombardia

Sensori tattili in fibra ottica e dotati d’Intelligenza Artificiale, capaci di localizzare e rilevare l’intensità della forza di contatto su un’area estesa di pelle artificiale: questo il progetto sviluppato interamente da un gruppo di ricercatori italiani coordinati dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che apre nuovi scenari applicativi per la robotica medica e l’industria 4.0, consentendo ai robot di assistere le persone in modo sempre più sicuro, sia sul posto di lavoro, sia nella vita di tutti i giorni.

Uno studio Made in Italy, dunque, dalle prospettive davvero straordinarie: dopo essere stato pubblicato su ‘Nature Machine Intelligence’ ha attirato l’attenzione di tutto il mondo scientifico internazionale per la sua straordinaria innovazione, che vede l’applicazione di una nuova pelle artificiale sensorizzata sui robot collaborativi.

Il lavoro, coordinato dall’Istituto di BioRobotica della Sant’Anna, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Tecnologia, le Università La Sapienza e Campus Bio-Medico di Roma e Ca’ Foscari di Venezia, e con il centro di competenza Artes 4.0, descrive il funzionamento di un’innovativa pelle artificiale che ‘imita’ elementi di quella umana - ovvero i recettori chiamati corpuscoli di Ruffini - e che diventa così in grado di interagire in maniera del tutto ‘naturale’ con l’ambiente circostante.

Le prospettive di applicazione

Come spigato da Calogero Oddo, professore dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna e coordinatore scientifico dello studio, la pelle artificiale messa a punto è in grado di “codificare, su un’area larga e con geometria complessa, due proprietà fondamentali e caratteristiche della percezione tattile umana: la localizzazione del punto di contatto e l’intensità della forza con cui il robot interagisce con l’ambiente”.

Una tecnologia davvero innovativa, che s’inserisce perfettamente nel quadro della cosiddetta ‘robotica collaborativa’ e abilita sempre più la possibilità di delegare ai robot i compiti maggiormente duri e faticosi, con l’obiettivo di ridurre in maniera sensibile l’incidenza degli infortuni e degli incidenti sul lavoro. Un settore in grande espansione, quello della robotica collaborativa, che solo per quanto concerne la robotica chirurgica di prossima generazione, ad esempio, secondo le stime di Report Ocean può crescere del 45% l’anno in Nord America, raggiungendo un valore di più di 195 milioni di dollari entro il 2030.

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