• Lombardia 2030

    “Con Chi odia paga supporto legale on line contro le aggressioni sul web”

    I servizi di una startup legaltech fanno da ‘ponte’ con le autorità: scoprila su Lombardia 2030

    di Redazione Open Innovation | 27/01/2021

Già prima della pandemia una buona fetta della nostra vita era ormai on line, con i vari lockdown poi il tempo passato sul web cresciuto ancora. Non così però la nostra capacità di difendeci dalle aggressioni che ognuno può subire in questo mondo iperconnesso. Hate speech, discriminazioni e quindi insulti misogini, razzisti od omofobi, Cyberbullismo, stalking, Revenge porn: sempre più italiani ne sono vittima, e non sanno come reagire a quelli che in realtà sono reati.

I numeri? Nel 2020, secondo la Polizia Postale, più di 4.100 italiani hanno segnalato casi di odio online: in testa 2.234 casi di diffamazione, seguiti da 1.001 minacce e molestie, e poi 636 casi di sextortion (ricatti a sfondo sessuale), 143 di stalking, 126 casi di Revenge porn.

Oggi però grazie alla tecnologia è possibile difendersi, e anzi questo “è facile e veloce” spiega Cristina Moscatelli, CMO di “Chi Odia paga” ovvero della prima startup legaltech italiana in campo per offrire supporto legale sul web alle vittime dell’odio on line.

Come? Con l’aiuto di un team di avvocati, ma anche di algoritmi di Intelligenza Artificiale, COP (questo l’acronimo della piattaforma) individua anzitutto se e quali reati sono stati commessi, quindi aiuta le vittime a certificare legalmente le prove e a far rimuovere i link o i materiali indesiderati dal web.

L’iniziativa di COP, con sede a Milano, è presentata su Lombardia 2030, la sezione di questa piattaforma dedicata da Regione Lombardia ai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU 2030. Nato come progetto già nel 2018, finanziato da un bando congiunto di Regione e Unioncamere prima, quindi da un round di investimenti del fondo di impact investing Oltre Venture, COP è una startup innovativa a vocazione sociale pche punta a colmare un vuoto rilevante.

La punta di un iceberg

Da un lato infatti a oggi a chi naviga in rete mancano informazioni importanti su fenomeni che pure sono sempre più frequenti. “Siamo andati on line con i nostri servizi ad aprile 2020, da allora abbiamo trattato un migliaio di casi. E abbiamo scoperto - spiega Moscatelli - che la maggior parte delle persone non sapeva di essere vittima di veri e propri reati, nè quindi aveva idea di quali sono gl strumenti a disposizione per poter reagire”.

Un terzo di chi si è rivolto a COP ha tra i 25 e i 34 anni, un altro 26% tra i 35 e i 44 anni; tra loro, una parte di utenza è rappresentata da personaggi pubblici o che comunque hanno a che fare o lavorano quotidianamente con i social. Altri, magari i più giovani, come nativi digitali sono “abituati a usare molto i social media, ma purtroppo non hanno una piena consapevolezza dei problemi di privacy che lì si pongono”.

Analogamente a quanto registrato nei dati della Polizia Postale, anche nell’esperienza diretta di COP i casi più numerosi - 59,1% - sono quelli di diffamazione, seguiti da stalking digitale (19,5%), immagini o video intimi diffusi per ripicca e vendetta (18,9%), minacce ed estorsioni (2,5%).

“Si tratta però solo della punta di un iceberg, temiamo che le vittime di condotte di reato perpetrate online possano essere molte di più - racconta Moscatelli -. Ce lo fa capire il senso di vergogna segnalato dalle vittime: oltre al fenomeno in sè c’è dunque da combattere lo stigma che ingiustamente le circonda”.

Un servizio innovativo

COP - va premesso - agisce solo contro reati commessi con strumenti digitali e non si sostituisce alle autorità di polizia, “noi facciamo piuttosto da ponte tra il cittadino e le istituzioni”. Chi si ritiene vittima di un’aggressione on line riceve anzitutto il cosiddetto “feedback digitale”: compilando un questionario - analizzato da un algoritmo - si può capire per prima cosa se si è davvero vittime di un reato specifico. A quel punto, l’iter prosegue con la legalizzazione delle prove, che vengono dotate di un codice identificativo univoco per facilitarne l’acquisizione in trubunale. Quindi si passa all’eventuale denuncia e richiesta di rimozione di link o video dalla rete o dai social media: “Abbiamo avuto successo praticamente in tutti i casi, a dimostrazione del fatto che molto si può fare su questo fronte”.

Un servizio innovativo, dunque, che COP rivendica di fornire per primo e a prezzi accessibili. Ma l’azione del mix di competenze - legali e informatiche - offerte da COP si estende anche alla comunicazione e sensibilizzazione per prevenire e limitare l’odio on line. E al lancio della Call for ideas “Una Buona Causa” per selezionare progetti proposti da associazioni già presenti sul territorio e attive sul tema, progetti finanziati poi tramite crowdfunding sempre sulla piattaforma di COP.

“Una Buona Causa”

“Anche questa iniziative vuole riempire un vuoto e una distanza, quella che abbiamo visto esserci tra associazioni attive off line e vittime dell’odio sul web - racconta ancora Moscatelli -. Così, a oggi abbiamo già finanziato due progetti: per ognuno, una volta fissata la cifra obiettivo, una nostra azienda partner raddoppia l’importo raccolto con il crowfunding”.

Sempre attraverso il crowdfunding donation-based COP ha contribuito a raccogliere 126 mila euro a copertura delle spese legali e delle perizie che hanno segnato il calvario di Valentina Pitzalis. Nel 2012 l’ex marito dà fuoco alla sua casa, rimanendo ucciso nell’aggressione. Contro di lei, sfigurata dalle fiamme e costretta a decine di interventi chirurgici, la famiglia dell’uomo ha avviato una lunga campagna di diffamazione on line, che puntava a ribaltare i fatti facendo passare lei, vittima dell’odio di chi non accettava la separazione, come colpevole della morte di lui. Una campagna che l’ha costretta a difendersi nelle aule di tribunale per tre anni, per poter ristabiilre la verità come è poi avvenuto a fine 2020, con l’archiviazione del caso. Una doppia violenza, quella subita da Pitzalis, per cui COP insieme ad altri si è mobilitata.

Scopri di più su COP e fai conoscere anche il tuo progetto su Lombardia 2030.

 

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