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    COVID-19, da una ditta di Lecco e Bicocca il prototipo di un nuovo ventilatore

    Testato nei laboratori di Medicina dell’ateneo. Sala (Regione): mondo della ricerca sa fare rete

    di redazione open innovation | 30 mar 2020

Un prototipo di ventilatore meccanico, replicabile rapidamente su larga scala, da utilizzare nelle terapie intensive per l’emergenza Coronavirus.

Lo sta sperimentando la Elemaster , azienda di componentistica di Lomagna (Lecco), nell’ambito di ‘Milano Ventilatore Meccanico’: un progetto di ricerca internazionale che coinvolge più di venti realtà scientifiche, compresa Università di Milano-Bicocca.

L’obiettivo è la realizzazione in tempi brevi, poche settimane, di un respiratore artificiale con componenti meccanici ed elettronici facilmente reperibili sul mercato. Un modello semplificato, ma con una buona affidabilità, adatto all’uso in questo momento di crisi pandemica.

La tecnologia sarà open source, per facilitarne la riproduzione industriale in ogni parte del mondo.

Il prototipo è pronto e ha superato la prima messa in prova. 

Domenica 29 marzo il prototipo è stato testato sul simulatore di respirazione nei laboratori diretti dal professor Giuseppe Foti del Dipartimento di Medicina dell’Università di Milano-Bicocca, all’Ospedale San Gerardo, con l’aiuto degli stessi anestesisti impegnati in prima linea nei reparti di terapia intensiva.

Regione in campo per le autorizzazioni

Con loro anche il vicepresidente di Regione, Fabrizio Sala. Regione Lombardia sostiene gli aspetti autorizzativi per accelerare i tempi in vista dell’utilizzo del respiratore artificiale in Italia, azione svolta in coordinamento con il professor Giuseppe Gorini, direttore del Dipartimento di Fisica “Giuseppe Occhialini” dell’Università Bicocca.

 “La forza della genialità dei nostri scienziati e dei nostri imprenditori – ha commentato Sala – ci ha permesso di rispondere con tempestività al bisogno di apparecchiature che in questo momento sono di fondamentale importanza perché salvano le vite”.

 “In questa emergenza Coronavirus sta emergendo – ha proseguito – la capacità di fare rete anche nel mondo della ricerca. Le nuove scoperte o comunque la straordinaria mobilitazione del mondo scientifico per contribuire a fronteggiare l’epidemia trovano una pratica dimostrazione in questo progetto, curato da Cristiano Galbiati (professore a Princeton University e GSSI) che con il ricercatore Federico Nati ha lavorato alla messa a punto del dispositivo presso la ditta Elemaster di Lomagna”.

Una collaborazione ampia

 “Il progetto è promosso da Cristiano Galbiati - spiega dunque il professor Gorini -, attualmente bloccato a Milano come tutti i lombardi. Galbiati ha coinvolto i membri della collaborazione Dark Side, suo esperimento presso il Laboratorio Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) che coinvolge scienziati e ingegneri di tutto il mondo tra cui il professor Arthur McDonald, premio Nobel per la Fisica 2015”.

Quindi la collaborazione si è ampliata a Bicocca, che a sua volta ha coinvolto la ditta di elettronica Nuclear Instruments di Lambrugo (Como) con cui lavora da tempo.

Il progetto è sostenuto anche da un’attività di crowdfunding, promossa dal professor Galbiati: a oggi sono stati raccolti oltre 26 mila euro.

 

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