Nel prossimo futuro l’ambulanza potrà essere driveless e un infarto potrà essere scongiurato da un drone.I progressi della domotica e dell’intelligenza artificiale, infatti, finora sono stati utilizzati e testati essenzialmente con scopi commerciali o militari (basti pensare ai droni postini o a quelli utilizzati per monitorare zone di guerra), ma pare che in futuro i loro benefici si espanderanno anche al settore sanitario. Già oggi la tecnologia presta un aiuto indispensabile all’interno di ospedali e centri di ricerca attraverso l’utilizzo di macchinari altamente tecnologici ed innovativi.
Dalla Svezia, però, arrivano i primi test di ambulanze senza conducente e, soprattutto, droni in grado di trasportare defibrillatori automatici esterni. In particolare, i benefici che l’utilizzo dei droni apporterebbe risiede nella minore quantità di tempo utilizzato per arrivare sul luogo dell’ urgenza. Secondo la ricerca condotta da Jacob Hollenberg dell’Istituto Karolinska di Stoccolma, la durata del tragitto percorso dal dispositivo artificiale permetterebbe di risparmiare fino a 16 minuti, che nel caso di infarto, potrebbero fare la differenza tra la vita e la morte di un paziente. I test condotti nella città di Stoccolma hanno quindi evidenziato come un congegno da 5,7 kg, in grado di trasportare il defibrillatore e di arrivare ad una velocità di 75 km orari, sia stato in grado di compiere il percorso stabilito (test condotti in un raggio di 10 km dalla base) in circa 5 minuti, contro i 20 delle ambulanze.
Nel nostro paese, un’ambulanza impiega in media 10 minuti dal momento in cui riceve la chiamata al momento in cui effettivamente soccorre la persona oggetto del malessere, minuti che in alcuni casi arrivano a 15 in città vaste come Milano; mentre i primi danni cerebrali conseguenti ad un arresto cardiaco iniziano a verificarsi già dopo 5-8 minuti. In alcune città, ad esempio Monza, per ovviare a tale problema è stato predisposto un programma di diffusione capillare di defibrillatori, ma probabilmente un ulteriore strumento di supporto potrebbe giovare sia a città virtuose come Monza, che ai grandi centri urbani dove la gestione dei flussi di traffico e del personale sanitario risultano più difficoltosi.