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    I lavoratori della conoscenza e la classe aspirazionale

    di Luigi Rosati

Nel mio percorso di approfondimento sul cambiamento del lavoro e sulla resilienza di persone e organizzazioni alla digitalizzazione, ho trovato spunti interessanti in un articolo del sociologo Gian Paolo Prandstraller sul blog La Nuvola del Lavoro.

In particolare l’autore prende le mosse dal recente lavoro di Elizabeth Currid-Halkett dal titolo: “The sum of small things” in cui si teorizza la classe “aspirazionale”. Si tratterebbe di una nuova classe sociale che basa il proprio status sociale sulla Conoscenza invece che sul denaro. La Currid-Halkett si relaziona con il saggio di Thorstein Veblen del ‘24 sulla Leisure Class per evidenziare le differenze evolutive del modello di capitalismo; nel XXI secolo è sempre più necessaria la conoscenza; i fattori cognitivi sono essenziali alla produzione, essi rinnovano la società e i prodotti di questa.

La classe aspirazionale pone al centro dei suoi interessi e dei suoi valori, l’ambiente, la qualità della vita e delle relazioni, nell’istruzione e nei meriti intellettuali. Si tratta comunque di una élite anche se raccoglie molte delle tendenze di consumo dei millenials.

E, in tal senso, la riflessione dell’autrice - e quella di Prandstraller - considera il cambiamento dei consumi: votati a modificarsi in base a nuove esigenze e bisogni. Sostenibilità, centratura sui consumi culturali, istruzione e educazione, cura dell’ambiente sono i principali pilastri di questo stile di vita e di consumo.

Confrontando questo saggio con altri scenari restituiti da indagini e articoli, è facile ricostruire un quadro generale in cui finalmente l’accesso alle informazioni si tramuta in costruzione e condivisione di conoscenza e fornisce strumenti e identità ad una vasta fascia della popolazione, tanto da influenzare - attraverso i propri stili di consumo - le caratteristiche dei prodotti e dei servizi e, con questi, elementi forti della Società.

I lavoratori della conoscenza, in pratica, trovano nella classe aspirazionale, la loro collocazione sociale e politica e quella consapevolezza identitaria che finora era mancata.

A questo punto rimane l’interrogativo sulla composizione e definizione di quanti, invece, rimarranno esclusi da questo insieme.

 

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1 contributo

Isabella Marchese

02/10/2017 alle 15:54

Grazie per la segnalazione. Articolo molto interessante e ricco di spunti di riflessione..

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